| |
Mandato da Insaneasilum il Giovedì, Mag 07, 2009 - 10:36 C’è ben poco di buono in un piccolo paese di campagna, più che altro indifferenza intrisa a tratti da una malvagità inconsapevole o peggio ancora da una malvagità cosciente…
Spero che Stephen King mi perdonerà se inizio questo mio scritto, citando le sue parole, ma credo che nessun altro pensiero sia più aggiudicato.
Le vecchie del paese si trovano tutti i giovedì pomeriggio nel retro del ristorante, con le loro bocche grigie dai denti gialli o con dentiere finte e bianchissime sotto le labbra cadenti, solcate di rughe e peli ispidi che sorridono sinistre, quasi grottesche, emettendo suoni che diventano parole sussurrate, bisbigliate, chiacchiere alle spalle di questo o di quella, loro sanno sempre tutto di tutti ed anche di più, tanto gli argomenti sono sempre gli stessi: la morte, le malattie, i matrimoni, le corna…
Capelli canuti o tinti raccolti a ciocche, pettinati in fogge demodè o celati dietro a grandi fazzoletti colorati, con le sfumature più strane: rosa, azzurro, grigio cenere…giallo piscio.
Alcune hanno l’odore di biscotto, del dolce un po’ stantio delle feste, di verdure bollite o vino di pessima qualità, altre sotto il profumo di sapone odorano di merda visto che con l’avanzare dell’età non riescono più a controllare bene le funzioni più elementari del proprio corpo, tu vomiteresti a starci affianco, ma loro ormai non ci fanno più caso, si sono abituate a l’essenza.
Ognuna porta il proprio fardello, ognuna con una storia da raccontare alle altre, in quei noiosi pomeriggi di una piccola provincia, tra le nebbie umide dell’inverno e il caldo afoso e le zanzare dell’estate della pianura padana…
Voci carpite quasi per caso, nel sabato mattina tra i banchi del mercato, nel negozietto della parrucchiera che cerca di dare forma alle loro capigliature che farebbero invidia ad una mummia egizia, oppure origliate apposta attraverso i muri che sembrano cartone, delle nuove case costruite un po’ ovunque dove prima c’era solo campagna o perché loro semplicemente vedono tutto, anche quello che tu cerchi abilmente di nascondere…
Parlano, sparlano per lo più, non ne possono fare a meno, è più forte di loro, è una necessità quasi fisiologica, come mangiare, bere o andare di corpo (magari da quel verso alcune di loro sono pure stitiche) ed il commento delle altre, che ascoltano rapite ogni parola al termine è quasi sempre lo stesso: “Ah ma lo sapevo che faceva quella fine!”
“Eh ma si vedeva che era una così! ve l’avevo detto io o no???”
Devono avere una sfera di cristallo nascosta da qualche parte…
Si trasmettono le loro storie per via orale e magari qualcuna di “orale” ha fatto anche qualcos’altro, ma ora è ben difficile che uno ficchi il suo coso in quella bocca, mentre altre non sanno nemmeno come si succhia un cazzo…
Non s’inventano le storie che raccontano, eppure hanno l’abilità di ricamarci sopra, come fanno con le loro abili manine secche e nodose, alcune tremolanti in un accenno di Parkinson, e d’ingigantirne l’effetto: la vedova parla sempre di corna, della sua vicina di casa, una bella ragazza, sposata (già questo basterebbe a renderla una troia, ma è soltanto invidia di quella pelle giovane e fresca a confronto della sua che non lo è più da tempo), che spesso si vocifera abbia uomini diversi tra le sue gambe che mostra a tutti in paese sfoggiando minigonne inguinali.
Ridacchia maligna mentre racconta di averla vista far entrare uno sconosciuto in casa( forse era solo il postino), dopo che il marito era uscito per andare al lavoro come tutte le mattine; magari vorrebbe averlo lei qualcuno tra le sue gambe flaccide e piene di vene varicose, è passato tanto di quel tempo dall’ultima volta che non ricorda nemmeno come sia fatto un cazzo, ora conosce solo le sue dita.
Le altre borbottano ascoltando incuriosite il suoi racconto, fanno cenno di diniego col capo ogni tanto, sospirano, emettono la loro sentenza, l’hanno già crocefissa come “puttana”, anche se molte dentro di loro pregano in silenzio che non tocchi al loro figlio o alla loro figlia la stessa cosa o che il loro marito (un vecchio porco) non abbia avuto una pallida erezione vedendola sculettare.
Quelle che non pregano è perché sono state puttane pure loro, si sono sposate molto giovani, alcune per interesse, altre perché era per il bene della famiglia e così più tardì si sono ritrovate a consumare le loro vite piatte e monotone scaldando il letto col marito dell’amica, con il droghiere con i mandriani che venivano a lavorare a cottimo in campagna, perché all’epoca non si poteva andare tanto lontano…
Alcune sogghignano, si sentono ancora “giovani”solo perché al sabato sera imbellettate alla meglio riescono ancora a muovere il loro enorme fondoschiena dentro ad abiti improbabili ed a buttarsi dentro ai locali più disparati, dove dopo aver ballato e bevuto, vengono adescate da uomini molto più giovani e scopate nel buio di un parcheggio o in una camera d’albergo, dove vanno anche le battone di colore o quelle dell’est, l’unica differenza è che loro non si fanno pagare (e chi le pagherebbe?)
La Morte invece arriva sempre sotto forma di macabro indovinello: “Ma sapete chi è morto?” domanda una, mentre con la mente sta pensando a ancora a corpi sudati dentro un letto e i capezzoli turgidi premuti contro il reggiseno di cotone che le sorregge un seno tanto cadente d’arrivarle alle ginocchia, “Chi è morto?” fa eco un'altra, con gli occhi spalancati e la bocca aperta, ed il suo alito cattivo fa storcere il naso a quella che le sta di fianco che impreca in silenzio anche se non immagina che il suo è ancora peggio.
La Morte è qualcosa d’inatteso, l’incidente probatorio che capita sempre agli altri: “Ma dai! Sembrava così in salute!”, “Aveva un tumore…fumava troppo…beveva troppo…(scopare no, non gli tirava più l’uccello)”, “Ahhh che donna di valori era (quella vecchia bagascia)…peccato perché non se lo meritava (che tu possa bruciare all’inferno)….ma si ha finito di soffrire!”
E tutte si guardano di sottecchi con gli occhi lattiginosi per cercare di capire chi sarà la prossima ad andarsene al Creatore, e c’è ben poca compassione in quegli sguardi, spesso è solo frustrazione accumulata negli anni pronta solo da scaricare sugli altri: “Chi è che hanno ricoverato?” , “Come sono andate le analisi che ti ha fatto fare il dottore?” , “Cerca di riposarti…hai controllato la pressione?...ti vedo pallida….e tutte a fare scongiuri (la prossima volta toccherà a te)”
Incarnano un po’ lo spirito delle antiche Norne, si le tre vecchie cieche della mitologia greca (Atropo, Cloto e Lachesi), che tessevano i destini degli uomini, ed i lori bisbigli alimentano le malignità che attaccano alle spalle degli altri, come vecchie streghe moderne che lanciano i loro incantesimi, le loro pozioni…
Si c’è ben poco di buono in quello che dicono, in quello che si raccontano, più che altro indifferenza intrisa a tratti da una malvagità inconsapevole o peggio ancora da una malvagità cosciente.
|
|