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Mandato da StarLikeDust il Lunedì, Marzo 29, 2004 - 18:49 Ciao!!!!
So che non mi sopportate + perchè non concludo mai le mie storie, ama sono tornata ugualmente...
In realtà le mie storie finiscono così apposta: siete voi che con la vostra fantasia dovete immaginarvi il finale...
Vi avviso già che questa nuova storia non avrà un seguito...
Buona lettura, Star
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Era stata una bella serata. Un sabato sera come non le capitavano da mesi. S'era fatta bella, s'era truccata e messa in tiro, ed era andata nella discoteca + in del momento.
Aveva ballato e s'era divertita a dare un po' di due di picche a tutti i ragazzi che le erano letteralmente svenuti dietro.
Non lo faceva per cattiveria, è che lei non andava in discoteca per cuccare. Voleva solo divertirsi.
In effetti non aveva mai avuto un ragazzo, non le interessavano.
Le amiche, forse gelose per la sua bellezza suprema, avevano messo in giro la voce che fosse lesbica, ma a lei non importava. Forse c'era anche un fondo di verità. Di certo gli uomini non la attraevano.
E proprio questa sua verginità avvolta nel mistero del disinteresse la rendeva una delle ragazze più eccitanti del suo quartiere.
Ora la serata (o forse meglio dire la notte) stava finendo, e Paola si avviò, ancora eccitata dalla musica, verso la sua auto.
Assieme a lei, molti altri ragazze e ragazzi stavano abbandonando la discoteca, ormai in procinto di chiudere, e si stavano avviando a casa. Chi in macchina, chi in motorino, chi, i + fortunati, a piedi.
Paola, aprì lo sportello ed tese una gamba per entrare.
Una moto le passò affianco e una mano le si posò per qualche istante sul sedere. Paola non rispose, non volle rispondere.
Sapeva che faceva parte del gioco della serata.
Sorrise fra sé ed entrò in auto; si sedette male, o forse lo fece per comodità, fattostà che la minigonna le risalì per tutto il sedere e si trasformò quasi in una cintura sui suoi fianchi.
Se qualcuno fosse passato affianco alla portiera avrebbe potuto ammirare le sue cosce, completamente nude, nella penombra del sedile.
Paola mise in moto e si avviò verso casa.
La strada non era lunga, ma la notte le faceva venire voglia di correre. Bruciò tutte le altre auto che erano partite dalla discoteca con lei, e si trovò ben presto da sola in un largo viale. Abbassò il finestrino ed accelerò ancora, per sentire il vento fresco della primavera imminente accarezzarle il viso ed il seno.
Chiuse gli occhi un secondo, per respirare a fondo il momento, ma non ebbe nemmeno il tempo per riaprirli, perchè una violenta botta le arrivò dal lato destro dell'auto.
La sua auto vorticò per qualche metro, ed andò a schiantarsi col cofano contro un albero del viale.
Paola perse i sensi per qualche momento.
Fu risvegliata da un uomo che la scuoteva piano e cercava di capire se fosse morta o no.
L'uomo ringraziò il cielo del suo risveglio e le chiese perdono.
"Mi perdoni, la prego: è tutta colpa mia, stavo andando molto forte, e non l'ho vista arrivare..."
Paola fece la conta delle sue ossa e scoprì che erano miracolosamente tutte intere. Con un filo di voce sussurrò un "anche io correvo..." che fu sentito a mala pena dall'uomo.
"E' sicura di star bene? Vuole che la porti in ospedale?"
"No, no: stò bene..."
"La sua auto è distrutta, non può tornare a casa... Se le va bene,
la mia auto dovrebbe ancora andare... Le posso dare un passaggio..."
"No, grazie: abito qui dietro, vado a piedi."
Uscì dall'auto, ma le forze le mancarono e cadde in braccio all'uomo.
"Dovremmo prendere i dati l'uno dell'altra, per le denuncie." Sussussò lei, non volendo ringraziare l'uomo che le aveva distrutto l'auto.
"No, le sarei grato se lasciasse perdere l'assicurazione. Le pago io i danni e basta."
Paola si rimise in piedi e fissò negli occhi l'uomo.
Da un breve, ma intenso, sguardo capiì che l'uomo non era certo il + affidabile di questa terra. Probabilmente aveva qualche guaio con la legge, o comunque ne avrebbe avuti molto presto.
Fece finta di non averlo notato, ma accettò la proposta dell'uomo chiedendogli però l'identità ed un recapito per potergli comunicare in un secondo momento l'entità dei danni.
L'uomo si guardò in giro per un attimo, come sperso. Guardò in fondo al viale dall'una e dall'altra parte.
Di riflesso lo fece anche Paola, notando che non c'era assolutamente anima viva in giro, ma proprio mentre si girava di spalle all'uomo per osservare nell'altra direzione, l'uomo le mise una mano in bocca e con l'altra le bloccò i polsi dietro la schiena.
"Stronza di merda! Chi cazzo credi di fregare? Te la faccio vedere io la mia identita, bastarda!"
Le intimò di non urlare e le tolse la mano dalla bocca.
Si sfilò la cintura e l'usò per bloccarle le mani, sempre dietro la schiena. La caricò di peso sulla spalla e la portò fino alla sua auto. Aprì il bagagliaio e ce la sbattè dentro. Afferrò uno straccio e glielo infilò in bocca, legandolo sulla nuca.
Infine chiuse lo sportello.
Passarono parecchi secondi di silenzio, poi la macchina partì.
Dopo un viaggio non troppo lungo, la macchina si arrestò e il bagagliaio si riaprì in un garage buio.
L'uomo la caricò di nuovo in spalla e salì le scale.
Entrarò in casa e andò in cucina, dove la sbattè su una sedia.
Le legò i piedi alle due gambe davanti della sedia, poi le sistemò le mani, bloccandogliele allo schienale.
L'uomo afferrò un coltellone da macellaio, lungo ed affilato, e lo avvicinò al suo viso.
"Vuoi che t'allarghi un po' il sorriso? Eh? Adesso fai cenno con la testa: ammettilo, sei della polizia, vero? Non credevo prendessero ragazze così giovani!"
Paola tentò di negare scuotendo la testa il più possibile, ma di tutta risposta ricevette uno schiaffo che la gettò a terra con tutta la sedia.La gonna le si sollevò e l'uomo parve accorgersi solo allora delle forme perfette della ragazza.
Si chinò accanto a lei, le accarezzò una coscia, poi la leccò.
Paola ebbe un brivido di terrore e nausea.
Con un colpo secco del coltello, l'uomo le strappò la gonna, che volò dall'altro lato della cucina.la stessa fine fece fare anche alla maglietta, facendo così comparire un seno praticamente perfetto, che egli subito afferrò.
Paola si dimenò ancora, cercò di liberarsi dalle corde, ma all'uomo bastò alzare una mano, minacciandola di colpirla di nuovo, per convincerla a stare ferma.
Sentì la mano dell'uomo infilarsi tra le sue cosce, che lei non poteva nemmeno tenere chiuse, la sentì giocare con il pizzo delle mutandine. Poi un colpo secco e anche quelle furono strappate.
Ora le mani dell'uomo si avviarono ai propri pantaloni. Li slacciò e li sfilò, mostrando un membro enorme, rispetto a quello che s'era immaginato Paola.
Non ne aveva mai visto uno dal vivo, e lo schifo che provò le provocò un urlò, soffocato solo dalla benda che ancora aveva in bocca.
Poi l'uomo le slegò i piedi e sbloccò le mani dalla spalliera.
Paola tentò di alzarsi, senza sapere bene cosa fare, ma l'uomo l'afferrò di forza e la risbattè a terra, le salì sopra Paola potè sentire l'umido del membro accarezzarle la pancia, mentre le gambe cercavano di aprirsi un varco tra le gambe di lei.
Di scatto, la forza di Paola si azzerò e le sue gambe non riuscirono + a sostenere la forza e l'insistenza di quelle di lui.
Si trovò in men che non si dica a gambe spalancate, poi l'uomo le afferrò l'interno dei ginocchi e se li portò sulle spalle, costringendola a tenere le gambe sollevate in aria.
Paola ormai si era arresa, non aveva la forza di lottare, nè la speranza di salvarsi.
L'uomo cominciò a farsi strada nel ventre di lei, osservando gli occhi azzurri di lei capovolgersi dal dolore.
"Dovevi dirmelo che eri vergine, baldracca! Avrei fatto con + forza!" E immediatamente accelerò la velocità. Cominciò ad ondeggiare nella vagina di lei, che non si era nemmeno bagnata e che ora pagava il prezzo dell'attrito.
Ondeggiò per secondi che a Paola sembrarono ore, sempre + violentemente, e sempre + a fondo. Poi, in un'esplosione, riempì il ventre della vergine.
Dopo qualche minuto, ripresosi dall'orgasmo, uscì di scatto da lei e si buttò sulle sue gambe, che già si stavano richiudendo.
Le unì assieme e le legò le cagiglie tra loro.
Legata come un salame, Paola era totalmente alla sua mercé.
L'uomo l'afferrò per i piedi e la trascinò per un paio di stanze.
La sbattè in uno sgabuzzino e le disse: "lo vuoi sapere perchè sono ricercato (visto che ormai ho capito che non sei una poliziotta!)? Perchè 2 anni fà ho rapito una ragazza, l'ho stuprata per 4 mesi e poi, quando è morta per gli stenti, l'ho fatta a pezzi e l'ho buttata in una discarica... Buona notte, mia bella puttana!". E le sbattè la porta in faccia.
Poi chiuse a chiave e se ne andò.
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